ALLA SCOPERTA DELLE CASE

DELLE CORTIGIANE DEL RINASCIMENTO

 

     Il presente itinerario ci porterà alla scoperta delle dimore delle cortigine del Rinascimento, si tratta di donne libere che nella Roma dei papi erano capaci di intrattenere rapporti con gli uomini più influenti della loro epoca – non esclusi cardinali e papi - grazie alla loro bellezza, sensualità e grande cultura. Si tratta di persone dotate di grande fascino, colte, e quindi in grado di discorrere di poesia, di pittura, di politica, spesso artiste loro stesse. I loro nomi ci sono tramandati dalle cronache del tempo, da quadri di artisti famosi e da sonetti che i poeti le hanno dedicato.

     Oltre alle donne che incontreremo nell’itinerario ce ne sono molte altre, ne ricordiamo alcune. Giulia Borghese ritratta da Raffaello nel quadro “Donna con unicorno” oggi alla Galleria Borghese. Lucrezia Porzia, famosa per l’espressione “Matrema nono vole”, in romanesco “Mamma non vuole” perché data la sua giovane età la madre non voleva che le sue prestazioni andassero oltre un certo limite. Venne registrata all’anagrafe delle tasse con questo nome. Tullia Aragona, figlia di una cortigiana ferrarese Giulia Campana e del cardinale Luigi che la introdusse nel suo mondo. La madre andò sposa di un parente povero del cardinale. Beatrice Ferrarese, al secolo De Bonis, le pasquinate spesso la videro protagonista, prima del sacco di Roma fuggi dalla città. Beatrice La Spagnola, al secolo Pareggi, ebbe una burrascosa storia d’amore per il poeta Francesco Maria Molza, nel 1526 abitava a San Salvatore in Lauro ed aveva tre persone al suo servizio, fu madre di tre figli avuti dal Molza che alla fine la lasciò. Angela Greca, al tempo di Leone X aveva un amante spagnolo De Alborensis, abitava in vicolo Cellini n. 31 (via Giulia), si faceva chiamare Ortensia Greca, fu amante del poeta Francesco Beccuti che le dedicò poesie d’amore e di odio quando lo lasciò per il conte Ercole Rangone che la sposò. Fu uno scandalo! Aretino le dedicò un sonetto lussurioso, Apollinaire attribuisce al conte costumi contro natura e ce lo presenta completamente dominato da Angela sua sposa. Fuggì prima del sacco di Roma, in Francia trovò un altro protettore, vi rimase due anni, tornata a Roma trovò un altro uomo che la manteneva. Nel 1536 – una decisione sensazionale - si fa scuora entrando nel monastero delle Convertite. Il cardinale Pietro Riario, all’epoca di Sisto IV dava nel suo palazzo a Ss. Apostoli banchetti di sei ore con 42 portate, durante la serata appariva la sua amante la ballerina Tiresia su un cocchio tirato da cigni, il cardinale la manteneva con tale progalità da potersi permettere di indossare scarpette ricoperte di perle[1].

     Nel Rinascimento esistevano a Roma 6.800 donne che esercitavano la prostituzione (su una popolazione di 60.000 abitanti), ovviamente non erano tutte cortigiane, ne esistevano di vari livelli e prezzi, fino alle più modeste. Il tribunale curiale rilasciava le licenze dei bordelli, esercitava il controllo e ne riscuoteva le tasse, per cui erano schedate con nome, domicilio e tariffa[2].

 

     L’itinerario parte da piazza Fiammetta (presso piazza Navona) dove si conserva la casa dell’omonima cortigiana, prosegue per piazza Navona dove era la dimora di Donna Olimpia (cognata e forse amante del papa Innocenzo X), arriva alla chiesa di Sant’Agostino (dove le cortigiane avevano banchi riservati e dove furono sepolte), tocca poi Campo de Fiori dove si trova la locanda di Vannozza Cattanei, quindi nella vicina via di Monserrato dove si trovava l’abitazione di Imperia, e termina in Trastevere (via di Santa Dorotea) dove si trova la casa della Fornarina: la donna amata da Raffaello.

 

 

ITINERARIO

 

     L’itinerario non può che iniziare da piazza Fiammetta dove si trova, al n.16, la:

 

CASA DI FIAMMETTA Michaelis l’amante fiorentina di Cesare Borgia, il duca di Valentino, figlio di Rodrigo Borgia poi papa Alessandro VI. La sua vita è stata ricostruita tra i primi dall’Aretino nei suoi Ragionamenti, definita una etera[3], “convertita da Egidio da Viterbo, lasciò la vita di peccato per il raccoglimento e la meditazione”. Alla sua morte lasciò al figlio due case (l’altra è in via dei Coronari 156) e una vigna fuori porta Viridaria in Vaticano. La vigna era dono del primo amante l’umanista Giacomo Ammannati[4]. Un alone di mistero e romanticismo circonda il palazzo. Si tratta di un palazzo cinquecentesco, molto restaurato alla fine dell’Ottocento dalla famiglia Bennicelli che vi appose il proprio stemma sopra il porticato, presenta una colonna d’angolo di granito con capitello ionico in marmo su via degli Acquasparta. Al primo piano ricche finestre a timpano, mentre finestre a mensoloni e grosse inferriate al piano terreno, un bel cornicione sovrasta la costruzione. A destra, al n. 11, altro palazzo dei primi del Cinquecento con alto basamento a bugnature ad arcate cieche, si tratta del palazzo Olgiati già Sampieri. Mentre, al n. 11/a ecco il palazzo Ruiz già Alvarez attribuito a Bartolomeo Ammannati[5]. Segue foto della casa di Fiammetta, da: www.romasegreta.it.

 

 

     Prendiamo via dei Tre Archi, via dei Coronari, via e largo Febo, via dell’Anima, quindi pieghiamo a sinistra in via di Sant’Agnese in Agone per giungere in piazza Navona.

 

     PIAZZA NAVONA è uno dei complessi urbanistici più armoniosi, spettacolari e caratteristici di Roma barocca, è delimitata da edifici che sorsero sui resti dello stadio di Domiziano del quale conserva la forma e le dimensioni (240 x 65 metri). Al centro domina la piazza la grande fontana dei Fiumi del Bernini, alle estremità due fontane minori: quella del Nettuno a Nord e quella del Moro a Sud. Sul lato Ovest della piazza si trova la chiesa di Sant’Agnese in Agone con i campanili gemelli iniziata da Girolamo e Carlo Rainaldi ma compiuta dal Borromini.

     A sinistra della chiesa ecco l’ampia e complessa facciata del:

 

PALAZZO PAMPHILI di Girolamo Rainaldi[6] (1644-1650) donato da Innocenzo X Pamphili alla cognata Olimpia Maidalchini (Viterbo 1592 – San Martino al Cimino 1657), descritta nelle cronache del tempo come una arrampicatrice sociale, dopo essere rimasta vedova, sposò Pamphilo Pamphili di trenta anni più vecchio, fratello di Giovanni Battista Pamphili, il futuro papa Innocenzo X[7], rimasta nuovamente vedova divenne la principale consigliera del papa, la donna più temuta e odiata di Roma. Chi voleva un favore o un’udienza dal papa doveva chiederla a lei, definita la porta del Vaticano. Si arricchì enormemente. Le pasquinate si sprecavano, venne accusata di essere l’amante del papa, definta la “Pimpaccia[8] di piazza Navona” oppure “Olim Pia” (una volta pia). Quando il papa morì rubò due casse d’oro e fuggì nella notte in carrozza, lei in cassetta, per le sue tenute nella Tuscia; una leggenda vuole che il suo fantasma passi nelle notti di luna piena per ponte Sisto da dove si tuffa nel Tevere per scomparire. Processata e condannata, non restituì il maltolto. Morì di peste nella sua villa di San Martino al Cimino[9].

     Alla notizia della morte del pontefice Pasquino parlò:

 

 

 

E’ morto il pastore,

la vacca ci resta;

facciamole la festa,

cavatele il core.

E’ morto il pastore[10].

 

     Nella volta del grande salone “Fatti di Enea” di Pietro da Cortona[11] (1651-54). Il palazzo è stato acquistato negli anni Sessanta dall’Ambasciata del Brasile per propria sede, ospita anche il centro di cultura brasiliano. Segue ritratto di Donna Olimpia, presumibilmente in Galleria di Palazzo Doria Pamphili in Roma, da: itwikipedia.org.

 

 

     Facciamo il giro di piazza Navona fino a prendere – all’estremo Nord – via Agonale, giriamo a destra per via Zanardelli, eccoci in piazza delle Cinque Lune, prendiamo l’arco di fronte che immette nella breve via di Sant’Agostino, subito ci troviamo nell’omonima piazza dominata dalla:

 

CHIESA DI SANT’AGOSTINO, una delle prime chiese del Rinascimento in Roma, vero museo aperto, in essa le cortigiane che abitavano tra via dell’Orso e via dei Coronari avevano dei banchi riservati, quelli più vicini all’altare per non distrarre i convenuti dalla funzione sacra. Venivano in chiesa accompagnate da nobili “clienti” e questo era scandalo! In essa sono sepolte: Fiammetta, Giulia Campana con le figlie, Penelope e Tullia d’Aragona[12]. Nella stessa chiesa è sepolta santa Monica, madre di Agostino, morta ad Ostia, il sarcofago è di Isaia da Pisa[13]. Bisogna tener conto che le prostitute di basso ceto venivano sepolte in terra sconsacrata presso il Muro Torto!  La chiesa fu costruita da Giacomo da Pietrasanta nel 1479-83, ha nell’interno almeno tre capolavori da non perdere:

-         la Madonna del Parto (a destra dell’entrata principale), di solenne impronta michelangiolesca, opera di Iacopo Sansovino[14] (1521), tra le più venerate a Roma, secondo alcuni si tratta di un riadattamento di una statua romana raffigurante Agrippina, madre di Nerone;

-         Isaia profeta (al terzo pilastro di sinistra) di Raffaello (1512), che qui si dimostra influenzato dai contemporanei affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina;

-         Madonna dei Pellegrini (prima cappella di sinistra) di Caravaggio (1605), fatta dal pittore per ringraziare dell’ospitalità ricevuta dagli agostiniani in quanto vi si era rifugiato per sottrarsi alle ire del padre di una giovane da lui sedotta.

 

     Usciti dalla chiesa prendiamo a sinistra, quindi subito a destra per via della Scrofa, piazza San Luigi dei Francesi, via della Dogana Vecchia, piazza Sant’ Eustachio. Per evitare di andare contro mano passiamo in piazza de Caprettari, quindi proseguiamo per via Monterone fino a giungere in largo Argentina.

     Da largo Argentina prendiamo la prima a destra: via del Sudario, alla fine della breve strada prendiamo a sinistra via del Monte della Farina, quindi la prima a destra via dei Chiodaroli, proseguiamo dritti in via di Grotta Pinta, passiamo in piazza del Biscione confinanti con:

 

 

 

CAMPO DE FIORI, animata da un pittoresco mercato rionale la mattina, è animata dalla “movida” giovanile la sera per la presenza di molti locali aperti fino a tardi, luogo di esecuzioni capitali, al centro si erge il monumento a Giordano Bruno (Ettore Ferrari, 1887) qui bruciato come eretico il 17 febbraio 1600.

     In angolo con via del Gallo e via dei Cappellari si trova la:

 

LOCANDA DELLA VACCA appartenuta a Vannozza Cattanei, amante del papa Alessandro VI Borgia, definita una virago[15] nelle cronache del tempo. A lui dette due figli: Cesare e Lucrezia, in cambio il futuro papa gli procurò tre mariti di comodo. La costruzione presenta su vicolo del Gallo uno stemma con il simbolo dei Borgia: toro passante e strisce, ma anche lo stemma dei Cattanei e Canali di Modena: il terzo marito)[16]. Possedeva anche la locanda del Leone in via dell’Orso esentato dalla gabella del vino. La lapide tombale di Vannozza Cattanei è conservata nel portico della basilica di San Marco. Invece il papa Alessandro VI è sepolto nella vicina chiesa di Santa Maria di Monserrato – prima cappella di destra - insieme a Callisto II, lo zio che lo aveva eletto cardinale[17]. Nelle grotte vaticane è rimasto il sarcofago di Callisto III.

 

     Si percorre via dei Cappellari fino a che la strada non confluisce in via del Pellegrino, si prosegue per quest’ultima fino a giungere al bivio con via di Monserrato.  Proprio in quest’angolo era la:

 

CASA DI IMPERIA, abitata dal 1511 dalla cortigiana Imperia detta “La divina”, “L’irresistibile”, amata e protetta dal banchiere senese Agostino Chigi, colui che prestava soldi a principi e case regnanti europee oltre che al papa stesso. Il suo nome era Lucrezia Cognati Paris, era nata in piazza Scossacavalli (Borgo) il 3 agosto 1481. Raffinata e colta, suonava il liuto, componeva versi. Fu amata da Matteo Bandello, Tommaso Inghirami (che in un litigio arrivò a buttare giù la porta), Giacomo Stella che per lei si uccise. La sua casa era splendidamente arredata. Le cronache del tempo così la descrivono: “La sua fronte era bianca e spaziosa ed incoronata da capelli color dell’oro, aveva un collo lungo ed i suoi seni erano ampi e deliziosi”. Conobbe Raffaello nel 1508, in quanto le era vicino di casa, che la volle come modella per il ritratto di Galatea e di Saffo nell’affresco “Il Parnaso” della stanza della Segnatura in Vaticano. Per lei vennero coniate medaglie. Compì un passo che una donna come lei non poteva permettersi, si innamorò di Angelo del Bufalo, non ricambiata si avvelenò il 13 agosto 1512. Agostino Chigi la soccorre e fa venire i migliori medici, lo stesso papa Giulio II le invia la sua benedizione ed altri medici, nonostante ciò muore il giorno di ferragosto in una strana giornata caratterizzata da temporali e grandine. Enorme fu l’impressione suscitata nel popolo e tra i poeti. Venne sepolta con grandi onori in San Gregorio al Celio[18]. Il poeta Gian Francesco Vitale scrisse di lei:

 

Due dei avevano dato a Roma due grandi doni,

Marte l’impero, Venere Imperia,

Morte e Fortuna stettero contro costoro, e portò via,

Fortuna l’Impero

Morte Imperia

Piansero l’impero i padri, noi pure questa piangemmo:

quelli impero, noi, noi abbiamo perduto il cuore.[19]

 

Segue “Il trionfo di Galatea” di Raffaello, probabile ritratto di Imperia, da: AA.VV. Raffaello, ed. Arnoldo Mondadori, 1991, pag. 39.

 

 

 

     Dall’incrocio prendiamo via Giulia e la percorriamo tutta in direzione ponte Sisto fino a scavalcare questo ponte e giungere in piazza Trilussa (Trastevere). Imbocchiamo via di ponte Sisto, percorriamolo tutto fino a via di Santa Dorotea. All’angolo con via di Porta Settimiana si trova la:

 

CASA DELLA FORNARINA, la donna amata da Raffaello che non sopravvisse alla prematura morte dell’artista.

     Secondo alcuni si tratta della cortigiana Beatrice Ferrarese, abitava vicino all’Osteria dell’Orso. Per altri è la soave Margherita Luti che rimase fedele tutta la vita a Raffaello ritirandosi, dopo la morte dell’artista, nel convento di Sant’Apollonia in Trastevere. La tradizione indica qui la sua abitazione e il forno del padre, ma si contendono questo primato anche una casa in via del Cedro (Trastevere, piazza sant’Egidio) e un’altra in via del Governo Vecchio 48 dove una iscrizione nell’androne la ricorda. Raffaello la ritrasse nella celebre tela conservata nel museo Nazionale d’Arte Antica di palazzo Barberini, ma anche nella “Donna velata” conservata a palazzo Pitti a Firenze e scrisse per lei:

 

 

 

Amore, tu mi incendiasti co due lumi,

i tuoi begli occhi dove io mi struggo e prendo focho,

(pelle) di bianca neve, (gote) di rosa vivace,

un bel parlare di donneschi costumi.

Tal che tanto ardo, che né mar , né fiumi,

spegner potrian quel focho

ma non mi spiace,

perché il mio ardore tanto di ben mi fa,

che ardendo ogni ora sempre più mi brucia.

Quanto fu dolce il giogo e la catena,

delle tue candide braccia strette al mio collo,

che sciogliendosi sento mortal pena.

 

 

D’altre cose io non dico,

perché la decenza mi guida,

perciò taccio,

altri pensieri a te rivolti.[20]

 

     Poco più avanti, passata Porta Settimiana e imboccata via della Lungara giungiamo alla:

 

FARNESINA, bellissimo esempio di villa rinascimentale, eretta da Baldassarre Peruzzi[21] (1508-11) per il banchiere Agostino Chigi e decorata da Raffaello, da Giulio Romano, dal Peruzzi, da Sebastiano del Piombo e dal Sodoma. Dopo vari passaggi di proprietà nel 1927 è stata acquistata dallo Stato italiano, oggi è sede di rappresentanza dell’Accademia dei Lincei.

    All’interno si trova la Galatea di Raffaello di cui si è detto a proposito di Imperia.

 

 

Segue il “Ritratto di donna” detta “La Velata” di Raffaello conservata a Palazzo Pitti, secondo la tradizione questa sconosciuta sarebbe da indentificare con la Fornarina. Segue “Donna con liocorno” di Raffaello, conservata alla Galleria Borgehse di Roma, probabile ritratto di Imperia.

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

AA.VV., Guida di Roma, Tci, 1993.

AA.VV., I rioni e i quartieri di Roma, ed. Newton, 1999.

Claudio Rendina (a cura di), Enciclopedia di Roma, ed. Newton, 2005.

Spagnol - Santi (direttori), Guida ai misteri e segreti di Roma, ed. Sugarco, 1992.

AA.VV., Raffaello, Arnoldo Mondadori, 1991.

AA.VV. Garzantine Arte, ed. Garzanti, 2002.

AA.VV., Garzantine Universale, ed. Garzanti, 2003.

Rivista Roma ieri oggi e domani, ed. Newton.

Claudio Rendina, Giulia e le altre…, in: quotidiano “la Repubblica” del 18 aprile 2010, pag. XXI.

AA.VV., Stradaroma, ed. Lozzi, 2003.

 

 

SITOGRAFIA

 

www.it.wikipedia.org

www.romasegreta.it

www.treccani.it

www.maps.google.it

 

Piero Tucci

 

 



[1] Tiresia, amante di Pietro Riario. Dal libro di Gian Antonio Stella, Cortigiane a amanti, storia segreta del potere. Recensione presso corriere.it.

[2] Meretrici, dati. Da: noidonne.org, Recensione dal libro di Giovanna Casagrande, La meretrice onesta, storia di Imperia, cortigiana di Roma, ed. Era Nuova. 

[3] Etera. Presso i greci una cortigiana, cioè una donna per lo più forestiera, liberta o schiava, di cultura in generale assai superiore a quella delle donne medie, elegante nel vestire, raffinata nei modi. Da: treccani.it.

[4] Fiammetta. Non si tratta, ovviamente, della Fiammetta amata da Giovanni Boccaccio. Le notizie sulla vita di Fiammetta da: AA.VV. Guida ai misteri e segreti di Roma, ed. Sugarco, 1992, pag. 102 (numeri romani) in “Itinerario Borgiano” e a pag. 108. Le notizie sul testamento di Fiammetta dal: AA.VV. Enciclopedia di Roma, ed. Newton, 2005.  Il cognome di Fiammetta da: romasegreta.it.

[5] Casa di Fiammetta.  La descrizione della casa da: Guida di Roma, Tci, 1993 pag. 360. Il nome della famiglia ottocentesca da: romasegreta.it. Bartolomeo Ammannati (Settignano 1511-1592) scultore e architetto, compì lavori di ampliamento a palazzo Pitti a Firenze, la statua del Biancone in piazza della Signoria, il Collegio Romano a Roma.

[6] Girolamo Rainaldi (Roma 1570-1655 ) architetto, padre di Carlo. Lavorò per la famiglia Farnese (Santa Teresa a Caprarola) e per la famiglia Pamphili (qui e alla chiesa), collaborò all’allestimento dei giardini di villa Borghese.

[7] Innocenzo X. Giovanni Battista Pamphili (Roma 1574-1655), papa dal 1644. Nello stemma una colomba sovrastata da tre gigli. A lui si deve la sistemazione di piazza Navona con la collocazione dell’obelisco trovato al Circo di Massenzio e la fontana dei Quattro Fiumi del Bernini. Lottò contro i Barberini del predecessore Urbano VIII che si erano arricchiti enormemente, combattè contro la pace di Westfalia che stabiliva la chiesa di Stato, favorì le missioni, condannò il giansenismo. E’ sepolto in Sant’Agnese in Agone, sopra l’ingresso, famoso il suo ritratto di Diego Velasquez (1650) conservato nella galleria Doria Pamphili in piazza del Collegio Romano. Una sua enorme statua è conservata nel palazzo dei Conservatori in Campidoglio (sala degli Orazi).

[8] Pimpaccia. Noto personaggio della commedia barocca. Da Rivista Roma ieri oggi e domani, n. 49, dell’ottobre 1992, nel dossier La donna a Roma, di Antonella Flamini.

[9] Donna Olimpia. Per la ricostruzione del personaggio mi sono servito di: Enciclopedia di Roma (a cura di Claudio Rendina), ed. Newton, 2005, vol. II, pag. 401. Un ritratto è consevato nella Galleria Doria Pamphili in piazza del Collegio Romano. Una strada le è intitolata tra Monteverde Vecchio e Nuovo dove era il fosso di Tiradiavoli, la leggenda vuole che lì i diavoli voleva riportare all’inferno la donna mentre percorreva la zona tra il suo palazzo e una sua tenuta:

[10] Pasquino contro Donna Olimpia. Il sonetto da: AA.VV., Le strade di Roma, Newton, 1988, pag. 572.

[11] Pietro da Cortona (Cortona 1596- Roma 1669), pittore e architetto. Come pittore il suo capolavoro e l’affresco nel salone di palazzo Barberini che porta il suo nome “Trionfo della Divina Provvidenza”. Come architetto ha realizzato la chiesa dei Ss. Luca e Martina, S. Maria della Pace e S. Maria in Via Lata.

[12] Chiesa di Sant’Agostino. Le notizie sulla chiesa dalla guida di Roma del Tci, 1993, la notizia sul seppellimento di cortigiane da: AA.VV. Guida ai misteri e segreti di Roma, ed. Sugarco, 1992, pag. 267. Altre notizie dall’Enciclopedia di Roma, ed Newton, 2005, pag. 39.

[13] Isaia da Pisa. Scultore italiano attivo tra il 1447 e il 1464 tra Roma e Napoli. A lui si devono il sarcofago di Santa Caterina da Siena a Santa Maria sopra Minerva e il sepolcro di Eugenio IV in San Salvatore in Lauro.

[14] Iacopo Sansovino (Firenze 1486 – Venezia 1570) architetto e scultore, fu proto, cioè massimo architetto, della Repubblica di Venezia. A Roma vinse il concorso per San Giovanni dei Fiorentini ma lasciò la realizzazione a Sangallo.

[15] Virago. Termine letterario: donna dotata di forza e di arditezza virile; in senzo figurato: donna con caratteristiche mascoline e un comportamento duro e autoritario. Da: treccani.it.

[16] Locanda della Vacca. Le notizie sulla costruzione con lo stemma da: AA.VV. I rioni di Roma, ed. Newton, capitolo dedicato al rione Regola, pag. 557. La notizia della locanda del Leone da: Misteri e segreti di Roma, cit., pag.46.

[17] Sepoltura Vannozza Cattanei e Alessandro VI, la notizia in: Guida ai misteri e segreti di Roma, cit., pag. 168.

[18] Imperia. Tutte le notizie su questa cortigiana da: I rioni di Roma, cit., pag. 531, capitolo dedicato al rione Regola.

[19] Poesia per Imperia. Da: AA.VV. Enciclopedia di Roma, Newton, 2005 pag. 594.

[20] Poesia di Raffaello alla Fornarina. Da: AA.VV. Enciclopedia di Roma (a cura di Claudio Rendina), Newton, 2005, pag. 469. Tutte le notizie sulla Fornarina anche da la rivista Roma ieri oggi e domani n. 29, del dicembre 1990, a pag. 26 articolo di Claudio Rendina “Le cortigiane del Rinascimento” con numerose foto.

[21] Baldassarre Peruzzi (Sovicille SI 1596 – Roma 1536), pittore, architetto, ingenere militare e archeologo.Studioso di architettura tale da incidere sullo sviluppo artistico del suo tempo. A Roma ha realizzato palazzo Massimo alle Colonne, a Bologna la cappella Ghisilardi in San Domenico.