I Busiri Vici
Dodici generazioni di architetti che hanno lasciato un’impronta a Roma e… non solo
2 Novembre 2025
Cenni storici sulla famiglia
I Busiri Vici sono una famiglia italo-francese nata dall’unione dei Vici di Arcevia nelle Marche con i Beausire di Parigi: una dinastia di architetti che a tutt’oggi raggiunge la dodicesima generazione.
Nella famiglia Vici menzioniamo Girolamo Vici (1619-1682), Andrea Vici (1659-1731), Arcangelo Vici (1698-1762), Andrea Vici senior (1743-1817): primo architetto della Fabbrica di San Pietro e “Principe dell’Accademia di San Luca”, allievo di Luigi Vanvitelli con cui collaborò per i disegni della Reggia di Caserta. Per l’ideazione e la realizzazione del canale Pio o canale Vici della cascata delle Marmore fu nominato “Primo Ingegnere della Congregazione delle Acque”. Da notare che già in epoca remota erano stati realizzati canali per far defluire le acque stagnanti del fiume Velino ed impedirne le piene che minacciavano Terni: il canale detto Cavo Curiano del 271 a.C. del console romano Mario Curio Dentato, il canale Reatino o Gregoriano del 1422, la Cava Paolina del 1545 realizzata da Antonio da Sangallo il giovane su commissione di Paolo III Farnese, la Cava Clementina del 1598 realizzata da Giovanni Fontana sotto Clemente VIII, infine la commissione ad Andrea Vici da parte di Pio VI Braschi che risolse definitivamente il problema. Sue opere sono presenti nel Lazio, Campania, Marche ed Umbria. Andrea Vici è sepolto in Santa Maria in Vallicella.
Il figlio Francesco non ebbe discendenza. La figlia Barbara sposò Cesare Busiri dando vita alla famiglia Busiri Vici. Gia nel XVII e XVIII secolo Jean Beausire (1651-1743) era “Architetto della Città di Parigi”, Mastro Consigliere del re per la costruzione di edifici, strade e ponti di Francia, membro della Accademia Reale di Architettura. Suo figlio Jean-Baptiste Beausire (1693-1764) fu anche egli architetto. I suoi discendenti in Italia assunsero il cognome di Busiri.
Andrea Busiri Vici (1818-1911) figlio di Barbara Vici e Giulio Cesare Busiri. Le sue esperienze stilistiche variano dal neoclassico al neorinascimentale al neogotico detto stile umbertino. Fu per più di 40 anni architetto della famiglia Doria. Anche lui “Primo Architetto della Fabbrica di San Pietro”, sotto Pio IX e Leone XIII realizzò importanti interventi a Roma: sistemazione del quartiere Mastai a Trastevere, l’arco di trionfo a Villa Doria Pamphilii dove, prima dei moti del 1849, c’era il Casino dei Quattro Venti, Palazzo della Dataria Apostolica. Fu anche architetto della Sacra Congregazione di Propaganda Fide e restaurò molte opere sacre.
Suo figlio Carlo Maria Busiri Vici (1856-1925) realizzò anche egli molte opere a Roma.
Prima tappa
Palazzo Giorgioli a Via Cavour. E’ un esempio di edilizia proto-umbertina, destinato a piano terra a locali commerciali e ai piani superiori ad abitazioni, con prospetto con grandi colonne e cemento su Via Cavour, con lapide in memoria della seicentesca Via Zonca sull’angolo e la modesta facciata, invece, verso la via di Santa Maria Maggiore. Da menzionare che il tracciamento di Via Cavour negli anni 1883-85 per collegare la stazione Termini con i Fori Imperiali fu occasione di grandi operazioni edilizie ed immobiliari. Via Cavour, infatti, costituì un enorme terrapieno per livellare un valle ripida e slivellata: l’antica Suburra.
Seconda tappa
Chiesa di San Giuseppe a Via Nomentana (1904-05). Fu sede nel 1930 del matrimonio tra Edda Mussolini e Galeazzo Ciano, testimone il Principe Torlonia ed il segretario di Stato Dino Grandi. L’architettura è neoromanica. L’interno a tre navate ha un’abside decorata in stile cosmatesco, la chiesa nel suo insieme risulta molto armonica.
Altre importanti opere di Carlo Maria Busiri Vici sono il Palace Hotel a Via Veneto, il palazzo Busiri Vici, già Pallavicini e già Villa Grotta Pallotta in via Pinciana, Villa Taverna a Viale Rossini sede dell’ambasciatore USA, Villa Elia in Via San Valentino 9 sede dell’Ambasciata del Portogallo presso la Santa Sede.
Carlo Maria Busiri Vici ebbe tre figli: Clemente (1877-1965), Michele (1894-1981), Andrea (1903-1989).
Terza tappa
Chiesa di San Roberto Bellarmino a Piazza Ungheria realizzata da Clemente Busiri Vici tra il 1931 e il 33. Ha uno stile razionalista, aspetto imponente con il motivo dell’ottagono che si ripete. San Roberto Bellarmino, eminente telogo ed esponente di spicco della Controriforma, fu proclamato santo nel 1931 da Pio XI. Le vetrate sulla facciata ed all’interno sono di forma ottagonale e disegnate da Alessandra Busiri Vici moglie di Andrea.
Clemente Busiri Vici realizza oltre trecento lavori nella sua carriera. Cito solo l’Ambasciata d’Italia a Londra, l’Istituto Luce nel Municipio VII, la Chiesa di Sant’Ippolito, la chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a Piazza di Villa Fiorelli, la chiesa di San Saturnino presso Piazza Verbano, edificio di via Paisiello 41 sua abitazione e studio con targa dedicatoria sul muro esterno, Villa Giorgina a via Po, sede della Nunziatura Apostolica in Italia, Villa Badoglio in Via Bruxelles 56 ora sede dell’Ambasciata cinese, villa Sordi a via Druso, villa Lubin a villa Borghese sede del CNEL.
Quarta tappa
Edificio di Via Bruxelles 41 opera di Andrea Busiri Vici. La lunga carriera di Andrea è legata alla assidua collaborazione con i fratelli maggiori Clemente e Michele. Andrea sposò nel 1930 la scrittrice, pittrice e scultrice Alexandra Olsufieff nota come Assia, scappata dalla Russia con la famiglia a seguito della Rivoluzione bolscevica del 1919. Si stabilì a Firenze, tra l’altro sua città natale, iniziando un faticoso percorso per inserirsi nella buona società italiana. Andrea ed Assia ebbero quattro figli: Barbara, Paolo, Cristina e Antonio. Cristina sposò Francesco Jatta ed ebbero tre figlie: Barbara direttrice dei Musei Vaticani, Fabiola restauratrice e Alessandra scrittrice. Quest’ultima è l’autrice di un libro avvincente “L’apolide” in cui narra con toni appassionati le vicende drammatiche della famiglia Olsufieff, dalla fuga dalla Russia all’approdo in Italia a Firenze.
Andrea si occupò prevalentemente di case private e linee di arredo.
In via Aurora 19 si trova una targa che recita: “In questa casa, già di famiglia, visse e operò fino al 1989 Andrea Busiri d’Arcevia architetto e scrittore nobile romano”.
Nella quarta tappa passiamo davanti all’ex Villa Badoglio, via Bruxelles 56, opera di Clemente Busiri Vici, ora sede dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese. Lo stile è razionalista. Era la villa da donare al “Conquistatore dell’Etiopia” Pietro Badoglio. Sul frontone una scritta: “Oggi 6 maggio 1936 sono entrato in Addis Abeba”. Nella notte del 7 settembre 1943 Badoglio incontra il generale americano Maxell Tylor per definire gli ultimi dettagli dell’armistizio.
Quinta tappa
Si passa davanti a Villa Giorgina a via Po, già proprietà di Isaia Levi, ricco industriale torinese che incaricò Clemente Busiri Vici di edificare una grandiosa villa da dedicare alla memoria della figlia Giorgina morta diciottenne di leucemia. La villa passò in eredità a Pio XII nel 1949 per riconoscenza all’aiuto ricevuto durante le persecuzioni razziali nel 43-44. Nel 1959 Giovanni XXIII spostò qui gli uffici della Nunziatura Apostolica in Italia. Lo stile è neoclassico. All’interno furono girate le riprese del film “Gli indifferenti” del 1964 diretto da Francesco Maselli con Claudia Cardinale e Rod Steiger, dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia che abitava di fronte alla villa.
Si arriva a Via Pinciana 13-15 dove finisce Villa Borghese e comincia la zona detta “quartiere dei musicisti”. Siamo di fronte al casino nobile dell’antica Villa di Grotta Pallotta ristrutturato ed ampliato da Carlo Busiri Vici. Una scritta ricorda tale ristrutturazione del 1914. La storia dell’edificio è molto antica: qui alloggiarono vari cardinali, principi e illustri viaggiatori del Gran Tour. Da piante seicentesche risulta presente un casino di vigna considerato opera minore del Vignola. Ai primi del ‘700 risulta di proprietà del cardinale Giovanni Battista Pallotta che diede il nome a tutta la zona. Il villino passò poi ai Pallavicini che nel 1910 la cedettero al Comune di Roma. Nel 1912 la villa fu notata dall’ architetto Carlo Maria Busiri Vici che ne ottenne la cessione dal comune previo impegno al suo restauro e conservazione. Nel 1917 Carlo vendette la villa alla Marchesa Cavalletti Giordano Apostoli. Oggi la villa è di proprietà della famiglia Brachetti-Peretti.




