MONUMENTI INGLOBATI

NELLE MURA AURELIANE

 

2026-01-11 Monumenti mura Aureliane

La più colossale costruzione dell’Italia antica ingloba in se monumenti imponenti ancora più antichi delle mura stesse.

 

Le mura Aureliane rappresentano la più colossale costruzione dell’Italia antica. Si tratta delle mura più estese d’Europa. Le mura Aureliane furono costruite dall'imperatore romano Aureliano tra il 270 e il 275. Dopo aver subito numerose ristrutturazioni oggi si presentano in un buon stato di conservazione come poche città italiane possono vantare, ad esempio a Firenze le mura furono demolite con l'Unità d'Italia, restano solo alcune porte. Oggi sono lunghe Km 12,5.

Nel 260 gli Alemanni erano riusciti ad arrivare fino a Roma ma rinunciarono a saccheggiarla, nel 270 l'imperatore Aureliano riuscì ad arrestare gli Alemanni e i Goti presso Piacenza, non senza difficoltà. Ci si rese conto allora della necessità di proteggere la città con delle mura poiché lo Stato versava in una situazione di profonda crisi. La costruzione delle mura iniziò nel 271 e ci vollero due anni di lavori, ma il completamento avvenne solo nel 280 con l'imperatore Probo. Il progetto era improntato alla massima velocità di realizzazione e semplicità strutturale. Certamente gli esperti militari ebbero un ruolo fondamentale nella realizzazione delle mura. A Massenzio si devono alcuni interventi di rinforzo delle mura e alla costruzione di un fossato che però fu concluso da Costantino.

Il tracciato seguiva in buona parte gli uffici di dogana che si trovavano lungo le vie di accesso alla città, si trattava di una linea immaginaria fissata nel 175. Per una maggiore velocità di esecuzione dell'opera diverse costruzioni preesistenti vennero incluse nei 19 Km di perimetro, fra queste: il Castro Pretorio, l'Anfiteatro Castrense e la Piramide Cestia. Inoltri diversi tratti degli acquedotti vennero inglobati nelle mura.

Le mura di Roma erano alte dai 6 agli 8 metri, più due metri di fondazione, avevano uno spessore di m 3,30. Per risparmiare le spese di esproprio il 40% del perimetro venne fatto passare su terreno demaniale. Ogni 30 metri vi era una torre, in tutto erano 381, avevano pianta rettangolare (ai lati delle porte erano cilindriche, si discute se questa fosse una innovazione di Onorio!). Nelle mura si aprivano 14 porte oltre a diversi passaggi secondari. Sul cammino di ronda esistevano 116 servizi igienici.

Una delle maggiori preoccupazioni dei romani era la necessità di rifornimento idrico, per questo le mura si spinsero al di là del Tevere a comprendere l'attuale rione Trastevere e il Gianicolo. Nel V secolo si presentò la minaccia dei Goti di Alarico. L'imperatore Onorio, o meglio il suo generale Stilicone, in un paio d'anni intorno al 403 raddoppiò l'altezza delle mura, dai 6 - 8 metri si passò ad almeno 10,5 -15, venne creato un doppio camminamento, uno inferiore coperto (era il primo camminamento di ronda) ed uno superiore, scoperto e con la merlatura. Il mausoleo di Adriano venne inglobato nel percorso delle mura ed anche l'area del colle Vaticano venne circondata da mura. Nonostante questi lavori il 24 agosto del 410 i Goti di Alarico entrarono a Roma per la porta Salaria e la saccheggiarono. Gli Unni di Attila vennero fermati "più o meno miracolosamente" da Leone il Grande, preoccuparono di più i Vandali di Genserico che nel 455 riuscirono ad entrare a Roma per porta Ostiense e Portuense e la saccheggiarono per la seconda volta. La città era stremata da una pestilenza del 442 e da un terremoto del 443. Alla fine del secolo il re Ostrogoto Teodorico restaurò le mura di Roma dopo che si era impadronito di tutta l'Italia (tolta ad Odoacre re degli Eruli). Le mura ressero all'assedio di Vitige nel 538, questa volta la città era difesa da Belisario, generale dell'imperatore d'Oriente Giustiniano. Quarant'anni dopo ci fu il ventennale assedio dei longobardi ad una città ridotta a poche migliaia di abitanti.

Il potere politico passò alla Chiesa cattolica, fu la volta di papa Pio IV a restaurare le mura nella seconda metà del Cinquecento, l'intervento comprese anche una nuova edificazione di mura al posto delle mura Leonine (volute da papa Leone IV) intorno alla basilica di San Pietro. Nel Cinquecento vennero eretti i bastioni da Antonio da Sangallo il Giovane tra porta San Sebastiano e porta del Popolo, nel Seicento vennero erette le mura Gianicolensi (Urbano VIII). Le mura restarono nella loro funzione difensiva fino al 20 settembre 1870 quando con la presa di porta Pia venne posta la fine del potere temporale dei papi e Roma divenne la capitale d'Italia. Proprio il continuo uso militare delle mura ne ha permesso il buono stato di conservazione.

In vista dell'Anno Santo del 2000 il Comune di Roma ha speso 30 miliardi di lire per il restauro dell'intero perimetro, nonostante ciò nella Pasqua del 2001 (15 aprile) è crollato un tratto di 20 metri in via di Porta Ardeatina, mentre il 1° novembre 2007 è crollato un altro tratto di 10 metri in viale Pretoriano al quartiere San Lorenzo. Il CNR e l'Università di Tor Vergata hanno iniziato un lavoro di TAC per monitorare la manutenzione di tutta la struttura. Nella zona di porta Pinciana e porta Tiburtina vi sono ancora abitazioni private.

Un museo delle Mura è allestito all'interno di porta San Sebastiano, dove è anche possibile percorrere un tratto del camminamento coperto. Un altro tratto è stato reso agibile sopra porta Asinaria, se ne attende l'apertura al pubblico.

 

PORTA SAN PAOLO

Tra le più imponenti e meglio conservate, resa caratteristica per la vicinanza con la Piramide Cestia. Il luogo è caro alla memoria dei romani perché luogo di difesa della città in occasione dell'armistizio dell'8 settembre 1943, è diventato il simbolo della Resistenza romana.

Prima e dopo la Piramide Cestia esistevano due porte vista l'intensità di traffico che intercorreva tra Roma e Ostia. La porta a Ovest della Piramide venne presto chiusa perché da qui si accedeva ai Granai che si trovavano alla Marmorata (Testaccio) ed erano meglio raggiungibili da porta Portese.

Ovviamente il nome primitivo era porta Ostiense per la via Ostiense1 che ne usciva. E' altrettanto ovvio che prese il nuovo nome perché da questa porta si usciva per andare sulla tomba dell'apostolo Paolo, ovvero alla basilica di San Paolo fuori le Mura. Con Onorio (401-403) le due porte furono ridotte ad una, per meglio difendere la posizione, mentre nella controporta rimasero due porte. Come per le altre porte fu creata una fila di finestre per dare luce alla camera di manovra. La nuova porta fu più alta di un metro sul livello stradale che nel frattempo di era alzato. Contemporaneamente le due torri laterali vennero rialzate, munite di finestre e merli. La lapide commemorativa che Onorio era solito collocare sopra il passaggio rimase sul posto almeno fino al 1430, ora è dispersa.

Nel 549 gli Ostrogoti di Totila riuscirono a penetrare da qui per il tradimento della guarnigione.

All'interno della porta si trovava il Museo della via Ostiense con le ricostruzioni dei porti di Ostia e dei monumenti ritrovati lungo la via. Conservava materiali provenienti dal territorio compreso tra Roma e Ostia. Vanno segnalati tre arcosoli, dipinti provenienti da una tomba del III secolo ritrovata presso la Basilica di San Paolo, numerosi calchi di iscrizioni e cippi funerari. Nella torre orientale vi sono resti di affreschi databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, decorazioni di una cappella della comunità bizantina. Tutto il materiale contenuto in questo museo è stato trasferito alla Centrale Montemartini..

Il luogo fu teatro dei combattimenti (10 settembre 1943) tra militari italiani (Granatieri di Sardegna) e cittadini romani contro i tedeschi che volevano occupare Roma dopo l'armistizio e la fuga del re a Brindisi nella parte liberata d'Italia. L'avvenimento segnò l'inizio della Resistenza romana. Più lapidi ricordano i combattimenti che rivestirono più un valore simbolico. In occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia (2012) sul piazzale a sinistra della Piramide è stato ricollocato un piccolo monumento che ricorda l'8 settembre.

Il 6 luglio 1960 si tenne una manifestazione dei partiti di sinistra per protestare contro i fatti di Genova dove le proteste contro il governo Tambroni, sostenuto dal MSI, si erano unite alle proteste per il congresso che il MSI voleva tenere nella città di Genova, medaglia d'oro durante la Resistenza. Tali manifestazioni erano state fortemente represse. La manifestazione di Roma non era autorizzata, il corteo appena giunto da viale Aventino venne attaccato dai reparti celere e da un reparto di polizia a cavallo guidata da Raimondo d'Inzeo. In seguito alle percosse riportate morirà la guardia Antonio Sarappa, due mesi dopo all'ospedale militare del Celio.

Ogni anno in occasione del 25 aprile si tengono cerimonie pubbliche e manifestazioni in ricordo della Liberazione.

 

L'aspetto della porta è caratterizzato dalle due torri a base semicircolare o di ferro di cavallo e dall'uso del travertino. All'interno si trova la controporta che fu edificata da Massenzio, è l'unica esistente insieme a quella di porta Asinaria. Sorgeva così una piccola fortificazione in cui alloggiava la guarnigione militare e la stazione dei gabellieri per la riscossione del pedaggio sulle merci. E' un edificio nel complesso asimmetrico e irregolare con il fornice esterno non in linea con i due interni, le due torri sono poco più alte della facciata.

Sulla torre Est è presente un'iscrizione a memoria dei lavori che Benedetto XIV effettuò dal 1749 per il restauro di tutto il perimetro. Intorno al 1920 la porta fu isolata dalle mura Aureliane per agevolare il traffico cittadino che aumentava sempre di più in una zona dalle caratteristiche popolari con forti insediamenti industriali (Mattatoio, Mercati Generali, Porto Fluviale, Centrale Montemartini, Gazometro ed altri). Il tratto di mura che collegava la porta alla Piramide Cestia andò distrutto a causa di un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale (foto d’epoca), al suo posto venne costruita una strada che oggi porta il nome di Raffaele Persichetti, uno dei caduti negli scontri con i tedeschi del 10 settembre 1943.

Nella parte interna della porta si trova un’edicola sacra dedicata a San Pietro. Ecco un’immagine non dedicata a Maria o al Cristo. L’edicola è a forma di tempietto neoclassico come era il primitivo sepolcro di Pietro nelle grotte Vaticane2. L’immagine di Pietro, di stile michelangiolesco, è rivolta verso la città e protetta da un protiro. L’autore ignoto è dell’epoca di Sisto V3, il santo ha in mano le chiavi e i libri sacri.

Dal 21.12.17 la Piramide è illuminata dall’Acea, si tratta di una illuminazione permanente, dotata di un impianto con 38 barre e 4 fasci di luci led che valorizzano anche le colonne e alcuni tratti di mura. Potenziata l’illuminazione di porta San Paolo con 18 lampade a led con diverse temperature di colore. Da Repubblica del 22.12.17.

In archivio una foto degli anni Venti in cui si vede dall’alto il tratto di mura tra la piramide e la porta, dietro si vedono due capannoni per la costruzione di carrozze, adesso al loro posto che il palazzo delle Poste.

 

PIRAMIDE

Fu costruita tra il 18 e il 12 a.C. come tomba di Gaio Cestio Epulone, è in calcestruzzo con cortina di mattoni e copertura di lastre di marmo di Carrara. E’ alta m 36,40 con base quadrata di circa m 30 di lato, ha una piattaforma cementizia di base.

Fu costruita in soli 330 giorni, forse meno, su volere testamentario di Gaio Cestio, altrimenti gli eredi avrebbe perso l’eredità. All’interno vi è un’unica camera sepolcrale di m 5,95 x 4,10 e alta m 4,80, solo 1% della cubatura, volta a botte, originariamente era murata, è dipinta di bianco con sottili cornici e figure decorative in stile pompeiano. Sulla parete di fondo doveva esserci il ritratto del defunto, ora c’è un buco praticato da scavatori abusivi in cerca di tesori.

Sui lati orientale e occidentale del monumento si trova l’iscrizione con il nome e i titoli di Cestio. Il monumento, ovviamente lungo l’Ostiense, aveva una recinzione in blocchi di tufo e quattro colonne agli angoli, rialzate nel cimitero inglese e due statue del defunto.

Sempre conosciuta e ammirata, anche Petrarca ne parla e la scambia per la tomba di Remo, sulla cima venne porto il prima parafulmine di Roma che ancora esiste.

Restaurata nel 2014 grazie al mecenate giapponese Yuzo Yagi con due milioni di euro, è stata reinaugurata il 21 aprile 2015 alla presenza del sindaco Ignazio Marino e del mecenate. Il restauro ha richiesto 327 giorni, ha rivelato sfumature rosate sui marmi che si estendono su una superficie di 2.264 mq, sono state necessarie 3.701 metri lineari di stuccature.

Nell’antica Roma esistevano altre piramidi: la Meta Romuli lungo l’attuale via della Conciliazione, abbattuta nel 1499, due piramidi in piazza del Popolo al posto delle attuali chiese gemelle (prive della parte superiore o cuspide), La diffusione di questo stile funerario fu causata dalla diffusione della cultura egizia dopo la conquista dell’Egitto.

 

PORTA SAN SEBASTIANO

La più imponente e tra le meglio conservate delle porte di Roma. Il nome originario era ovviamente porta Appia perché da lì passava la regina viarum che iniziava da Porta Capena delle mura Serviane. Ebbe vari nomi porta Accia dal fiume Almone o Accia, poi porta Domine Quo Vadis, solo dopo la metà del XV secolo prese il nome attuale perché conduceva alla basilica e alle catacombe di quel santo.

Inizialmente aveva due porte tra due torri semicilindriche con copertura in travertino. In seguito le due torri furono ampliate e collegate all'arco di Druso in modo da formare un cortile interno e controporta. Ma fu con Onorio che prese l'aspetto attuale, ebbe un solo fornice, fu dotata di un attico rialzato nel quale si aprono due file di sei finestre ad arco e venne fornita di un camminamento di ronda scoperto e merlato. Le due torri ebbero una base quadrata rivestita di marmo. Stranamente mancano lapidi commemorative.

Nelle vicinanze della porta esisteva un parcheggio per i mezzi di trasporto privati, una specie di parcheggio di scambio, ovviamente per chi poteva permetterselo. Sullo stipite sinistro della porta è incisa la figura dell'Arcangelo Michele mentre uccide un drago, a fianco si trova un'iscrizione in latino medioevale in caratteri gotici in cui viene ricordata la battaglia combattuta il 29 settembre 1327 (giorno di San Michele) dai romani ghibellini contro i guelfi del re di Napoli Roberto d'Angiò.

Vi sono inoltre molte scritte incise dai pellegrini almeno fino al 1622, sono in parte leggibili, di fronte all'angelo c'è il monogramma di Cristo JHS con la croce sopra l'H, un certo Giuseppe Albani ha scritto tre volte il suo nome, fuori dalla porta a sinistra c'è anche una indicazione stradale: "DI QUA SI VA A S.GIO..." qualcuno o qualcosa l'ha interrotto.

In occasione dell'ingresso in Roma dell'imperatore Carlo V Antonio da Sangallo addobbò la porta e tutto il percorso fino al Campidoglio con statue, colonne fregi. L'avvenimento è ricordato dalla scritta sopra l'arco: "CARLO V ROM. IMP. AUG. III. AFRICANO". Un altro corteo trionfale fu quello del 4 dicembre 1571 in onore di Marcantonio Colonna il vincitore della battaglia navale di Lepanto, in tale corteo sfilarono 170 prigionieri turchi in catena.

Sulla sinistra ci sono i segni di una posterula (porta secondaria), gli stipiti non presentano segni di usura come se fosse stata usata pochissimo e poi richiusa.

Alle spalle della porta si trova il cosiddetto “Arco di Druso” non è altro che un fornice dell’acquedotto Antoniniano (diramazione dell’Acqua Marcia). Nel V secolo, sotto Onorio, l’arco fu unito alla porta a scopo difensivo per mezzo di due muraglioni di cui non rimane nulla.

Nei primi anni Quaranta gli ambienti interni furono trasformati in casa di piacere dal gerarca fascista Ettore Muti4, allora segretario del partito, gli arredi furono disegnati dall’architetto Luigi Moretti5; di quella sistemazione rimangono i mosaici in bianco e nero. In archivio vedi foto d’epoca della porta e della casa di Ettore Muti. Le armate liberatrici anglo americane entrarono in Roma il 4 giugno 1944 da porta Maggiore e porta San Giovanni, quattro giorni dopo il generale Mark Clark entrò in città da questa porta.

Oggi gli spazi interni ospitano il Museo delle Mura che documenta con modelli e materiale ritrovato nei lavori di restauro la storia millenaria delle mura. Il museo fu aperto al pubblico in via definitiva nel 1984 (gli ambienti era aperti al pubblico in maniera non continuativa), con l'attuale allestimento nel 1990. In occasione dei lavori di restauro compiuti in vista dell'Anno Santo del 2000 è stata resa accessibile al pubblico la terrazza della torre Ovest tramite una scala a chiocciola. Vi si sono tenute anche mostre di artisti contemporanei. Purtroppo il camminamento coperto di circa 400 metri che congiunge con la via Cristoforo Colombo è stato chiuso per problemi di stabilità delle mura stesse dal 3 maggio 2011, ma attualmente (giugno 2025) è aperto.

 

PORTA SAN GIOVANNI E

PORTA ASINARIA

E' la porta da cui esce la via Appia Nuova, dopo alcune centinaia di metri, si dirama a sinistra la via Tuscolana6 per Frascati. Voluta da papa Gregorio XIII7, come recita la lapide posta sul lato esterno, fu progettata da Giacomo della Porta o più probabilmente Giacomo del Duca, entrambi collaboratori di Michelangelo. La tradizione insiste sul primo nome, tale architetto morì nei pressi della porta per una indigestione di meloni e cocomeri fatta durante una gita ai Castelli.

Venne aperta nel 1574, come recita la lapide, quando si decise un nuovo tracciato della via Appia Antica (qui chiamata via Campana) e in un programma di ristrutturazione del Laterano. In conseguenza di ciò la porta Asinaria, di epoca romana, venne chiusa.

Il disegno della porta la fa somigliare all'ingresso di una villa più che ad una struttura difensiva, mancano le torri laterali. Un mascherone sovrasta l'arco.

Ai primi del Novecento la città cominciò ad estendersi oltre la porta per cui si rese necessario aprire altre porte laterali, venne interrato un corso d'acqua che passava subito fuori la porta stessa.

Da questa porta il 4 giugno 1944 le truppe liberatrici anglo americane entrarono in Roma tra due ali di folla festanti.

 

Porta San Giovanni resta cara nel ricordo dei romani per le feste legate alla notte di San Giovanni, il 23 giugno, detta la "notte delle streghe". Secondo la leggenda il fantasma di Erodiade, che aveva convinto il marito Erode Antipapa a far decapitare Giovanni Battista, riuniva tutte le streghe sui prati del Laterano. Per scacciarle i romani organizzavano una festa con fuochi artificiali per metterle in fuga. In questa occasione era tradizione mangiare le lumache le cui corna simboleggiano discordia. Celebre il festival della Canzone Romanesca nel quale vennero lanciate canzoni di grande successo. A questo è legato il nome di Romolo Balzani. Negli anni 2000/10 il IX Municipio ha cercato di rivitalizzare questa festa, di nuovo dal 2013 il VII Municipio.

 

La vicinissima porta Asinaria era solo una posterula nelle mura di Aureliano, presto però ci si rese conto che tutto il tratto tra le porte Metronia e Maggiore non era sicuro. Vennero così eretto le due torri cilindriche ai lati della porta, alte 20 metri, e si provvide al rivestimento in travertino. Divenne così l'unica porta di Roma ad avere torri cilindriche affiancate a torri a base quadrata. Un struttura così poderosa ne faceva, di fatto, una fortezza. Da questa porta usciva la via Asinaria, una strada che raggiungeva la via Latina e la via Ardeatina. Il nome è dovuto alla famiglia romana degli Asinii che avevano nella zona diversi possedimenti.

Da qui entrò in città l’esercito bizantino guidato da Belisario perché i Goti ritennero più efficace non difendere la città ma unirsi ad altri reparti e combattere al Nord. I Goti tornarono e posero un assedio che dal 21 febbraio 537 al 10 marzo 538, senza successo. In questa occasione i Goti tagliarono gli acquedotti. Tornarono dieci anni più tardi guidati da Totila, questa volta riuscirono ad entrare in città, perché la porta era aperta (17 dicembre 546), in seguito al tradimento di un manipolo di barbari in forza all’esercito bizantino, ma due anni dopo Totila deve lasciare Roma per cercare di fermare un altro esercito bizantino proveniente da Nord guidato da Narsete. Nel 1084 passarono di qui l'imperatore Enrico IV e l'antipapa Guiberto di Ravenna che scacciarono il papa legittimo Gregorio VII, ancora il re Ladislao di Napoli entrò da qui nel 1404. L'interramento della porta ne ha consentito la conservazione.

 

“Il 14 gennaio 1506, una fredda mattina romana, Felice de Fredis passeggia nella sua vigna sul colle Oppio, il terreno sprofonda sotto i piedi, viene così scoperto il gruppo del Laocoonte. Il papa Giulio II lo vuole, in cambio lo scopritore avrà gli incassi derivanti dalle gabelle della porta”. Da: Sara Fabrizi, Il Tuscolano dalla preistoria ai giorni nostri, ed. Typimedia, pag. 83.

 

Nel 1956 venne restaurata e riaperta al pubblico come passaggio pedonale, la vicinanza con il mercato di via Sannio trasformò il luogo in un mercato abusivo e illegale di generi varie e di nessun pregio. Negli anni Ottanta il Comune decise la chiusura di tutta l'area della porta con una cancellata. Nel settembre del 2006 si sono conclusi importanti lavori di restauro e scavo archeologico in tutta l'area (durati due anni), in quell'occasione è stato reso accessibile il camminamento di ronda sopra la porta e fino a Santa Croce. I lavori hanno avuto un costo di 980.000 €8. Sul lato esterno delle mura, in viale castrense due lapidi ricordano i caduti nella Prima Guerra Mondiale del quartiere e i caduti nella guerra di Liberazione del quartiere.

Il nome della porta deriva dalla via Asinaria, prosecuzione dello "stradone di San Giovanni" che confluiva nella via Tuscolana. In archivio vedi foto d’epoca di porta San Giovanni e porta Asinaria.

 

VARCO PRESSO SANTA CROCE

Dopo porta Maggiore le mura piegano bruscamente ad Est seguendo il tracciato di via Casilina e per sfruttare le arcate dell'acquedotto che con la chiusura dei fornici venne trasformato in muro difensivo. Dopo un lungo tratto piega bruscamente a Sud Ovest inglobando il Palazzo Sessoriano (il palazzo imperiale della tarda età severiana i cui resti sono compresi nell'area della basilica di Santa Croce in Gerusalemme) e l'anfiteatro Castrense (il secondo anfiteatro di Roma) di cui si vede una parte dell'ellisse. Quando i Goti assediarono Roma, approfittando del cattivo stato di conservazione di questo tratto di mura, le assaltarono, riuscirono a scavalcarle, ma si trovarono all’interno di un cortile, erano intrappolati, vennero annientati. L’entrata dell’anfiteatro presenta una cancellata che è opera di Jannis Kounellis (2007).

Al termine di questo anfiteatro, si trova la porta Santa Croce, si tratta di un'apertura praticata nelle mura all'inizio del Novecento per facilitare il passaggio tra il nuovo quartiere Tuscolano in costruzione e il centro storico. Non esisteva una porta nelle mura Aureliane in questo punto. Attualmente vi sono due archi per il passaggio veicolare e due più piccole per quello pedonale.

Subito all'interno si trova una chiesetta. Si tratta di un oratorio al sommo di una scaletta eretto da Sisto IV nel 1476 che conserva nell'interno una Madonna col Bambino di scuola umbro romana del secolo XV. E' anche detta Santa Maria del Buon Aiuto perché un giorno Sisto IV fu colto da un temporale, si rifugiò in una cappellina nei pressi che custodiva l'immagine della Madonna. Dopo questo avvenimento decise di trasferire l'immagine nella nuova chiesetta. Una lapide sopra la porta ricorda che fu Sisto IV a volerne l'erezione. La chiesetta fu sede della confraternita dei cappellari.

 

PORTA MAGGIORE

E' l'unica porta di Roma a due fornici, serviva per permettere il passaggio della via Prenestina9 e Labicana (poi Casilina10). In questo punto di Roma convergono ben 8 acquedotti degli 11 che portavano l'acqua alla città antica. Si trova in un'area ricca di reperti archeologici.

Fu costruita sotto l'imperatore Claudio nel 52 per consentire all'acquedotto Claudio di scavalcare le due strade consolari. E' realizzata in opera quadrata di travertino con i blocchi in bugnato rustico secondo lo stile dell'epoca inserite in edicole con timpano e semicolonne corinzie. L'attico è diviso da marcapiani in tre fasce. Le due superiori corrispondono ai canali degli acquedotti Anio Novus (il più alto) e Aqua Claudia.

Da Aureliano fu inserita nel percorso delle mura, la porta prese il nome anche di Praenestina o Labicana. Fu fortificata ai tempi di Onorio (primo imperatore dell’Impero Romano d’Occidente) che fece costruire un bastione cilindrico tra le due porte e da torri quadrate ai lati, le due porte erano sormontate da finestrelle ad arco, oggi ricollocate nei giardinetti.

Durante l'assedio dei Goti di Vitige le porte furono murate per limitare il numero di porte da difendere, così la porta Labicana risulta quasi sempre chiusa.

Nel 1838 papa Gregorio XVI fece restaurare la porta demolendo la struttura onoriana, forse anche perché asimmetrica, ripristinando l'assetto di Aureliano come dice una scritta all'estrema sinistra. Ma gli archi erano così grandi: sei metri di larghezza per 14 di altezza che l'eventuale difesa risultava problematica. Si provvide quindi a restringere le due aperture. Nel corso di questi lavori venne alla luce il SEPOLCRO DEL FORNAIO EURISACE, probabilmente un liberto arricchito che riforniva le caserme dello Stato, e di sua moglie Atistia, databile al 30 a.C. Sull’iscrizione che viene ripetuta con piccole differenze su tre dei quattro lati si può leggere in latino: “Questo sepolcro appartiene a Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore, apparitore”, dove apparitore sta per “è evidente, è chiaro”. Sulla parte alte un fregio continuo riporta tutte le fasi di lavorazione del pane alle quali assiste un uomo togato, lui stesso. I grandi fori richiamano le bocche dei forni. Un grande rilievo con i busti della coppia si trovano oggi ai musei Capitolini. L’urna cineraria della moglie ha forma di paniere si trova al museo delle Terme di Diocleziano. L’iscrizione recita: “Atistia fu mia moglie / Visse come eccellente donna / Le cui rimanenti spoglie / Riposano in / Questo paniere”.

Nel 1915 il Comune effettuò altri lavori per la sistemazione del piazzale demolendo la struttura ottocentesca. Il 4 giugno 1944 da questa porta entrarono le truppe liberatrici anglo americane che avevano sfondato il fronte a Cassino (anche da porta San Giovanni e porta San Sebastiano).

Nel 1956 altri lavori di restauro portarono alla luce il basolato romano delle due strade, su di essi è possibile vedere i solchi lasciati dal passaggio dei carri.

 

Pochi anni prima di Roma capitale, nel 1856 subito fuori porta Maggiore, sorse la prima stazione di Roma, solo una banchina con un capannone tipo industriale e binario unico. Si trattava della linea ferroviaria per Frascati. Scrive lo storico tedesco Ferdinando Gregorovius: “La costruzione, molto meschina, è a ridosso dell’arco gigantesco dell’acquedotto Claudio. Si direbbe che l’invenzione più recente della civiltà, abbia timore di levarsi a fianco delle rovine colossali dell’antica Roma sebbene il genio moderno di gran lunga sorpassi quello dell’antichità”. Nel 1862 iniziarono i lavori per portare la linea ferroviaria a Termini e farne la stazione centrale di Roma.

 

PORTA CLAUSA

Si tratta di una posterula (porta secondaria) serviva il Castro Pretorio e si trova nella parte meridionale di esso. Attualmente è visibile dal parcheggio dei dipendenti Anas posto oltre un cancello di via Sforzesca. Questa presenta un assetto attribuibile ai tempi di Onorio e Arcadio, agli inizi del V secolo, consistente in merlatura e finestrelle per dar luce alla camera di manovra della saracinesca con la quale si sbarrava la porta. Venne murata in epoca imprecisata, le notizie che la riguardano sono scarsissime. Qualcuno avanza l’ipotesi che da qui uscisse la via Collatina o un accesso secondario della via Tiburtina.

 

 

1 Via Ostiense. Strada consolare romana univa la città al suo porto Ostia. Oggi è la SS8.

2 San Pietro. La considerazione che così doveva essere il primitivo sepolcro di Pietro è dovuto alle ricostruzioni fatte dagli archeologi nelle grotte Vaticane nel 1954. Da: Sergio Gittarelli, cit.

3 Sisto V. Felice Peretti (Grottammare AP 1520 - 1590) papa dal 1585. Attuò riforme finanziarie attirandosi l’ira di Pasquino che interpretò il malessere popolare, guidò la Chiesa e lo Stato con grande energia, continuò l’azione controriformatrice, represse il brigantaggio, promosse importanti opere pubbliche come l’acquedotto che porta il suo nome: acquedotto Felice. Da Enciclopedia Universale Garzanti, 2003.

4 Ettore Muti (Ravenna 1902 – Fregene 1943) , militare, aviatore e politico, partecipò alla prima guerra mondiale e all’impresa di Fiume, fu segretario del PNF dall’ottobre 1939 all’ottobre del 1940.

5 Luigi Moretti (Roma 1907-Isola di Capraia 1976), ha progettato due palazzini in piazza Regina Pacis a Ostia nel 1932-37, la Casa della Gioventù in via Induno nel 1933, l’Accademia di Scherma al Foro Italico nel 1936, casa detta Il Girasole in via Bruno Buozzi nel 1950, il Villaggio Olimpico nel 1960, il quartiere di Decima con altri nel 1961, il parcheggio sotterraneo di villa Borghese nel 1973, il centro residenziale Olgiata (isola 106-107) nel 1973, il palazzo della Banca Popolare di Milano in piazzale Flaminio via Luisa di Savoia nel 1973, il ponte della metropolitana sul Tevere nel 1977. Forse è autore del palazzo della Regione Lazio in via Cristoforo Colombo. Il MAXXI si è inaugurato con una mostra a lui dedicata.

6 Via Tuscolana. E' una via medioevale che conduceva a Tuscolo oggi Frascati. Non è certa l'esistenza di una via romana.

7 Papa Gregorio XIII. Ugo Boncompagni, bolognese. Legò il suo nome alla riforma del calendario, contribuì a far trionfare la Controriforma in Polonia, potenziò l'università dei gesuiti che prese il nome di Gregoriana. Approvò la nascita di un Conservatorio di musica a Roma. Morì nel 1585.

8 Ultimi restauri porta Asinaria da la Repubblica del 2.9.06.

9 Via Prenestina. Strada consolare romana così detta perchè conduceva e conduce a Palestrina, fu anche chiamata Gabina perché inizialmente arrivava a Gabi (Osteria dell'Osa). Oggi è una strada provinciale.

10 Via Casilina. Strada consolare che univa a Casilinum oggi Capua passando nella valle del Sacco. Inizialmente arrivava a Labicum (per questo detta via Labicana) oggi Montecompatri qui confluiva nella via Latina. Oggi è la SS6 giunge a Pastorano in prov. di Caserta dove si congiunge con l'Appia.