VIA PRENESTINA

 

DA FORTE PRENESTINO A PORTA MAGGIORE.

ATTRAVERSO VILLE IMPERIALI, LAGHI NATURALI

E CHIESE MODERNE

 

VIA PRENESTINA

     L’ attuale via Prenestina ricalca il percorso dell’ antica via romana. Via Prenestina è così chiamata perché conduceva a Preneste, oggi Palestrina, nel primo tratto veniva chiamata anche Gabina perché portava alla città di Gabii.

 

FORTE PRENESTINO

     Intorno al forte Prenestino ormai in abbandono da molti anni si sviluppa un ampio parco pubblico. E' delimitato da via Prenestina a Nord, viale Palmiro Togliatti a Est, via Giuseppe Lusina e via Emilio Chiovenda a Ovest, via delle Palme a sud. L'entrata principale è da via Emilio Chiovenda. Lungo via delle Palme il parco prende il nome di Don Cadmo Biavati primo direttore del Borgo Ragazzi di Don Bosco (1912-1982) sempre all'interno del perimetro di questo forte abbandonato.

     Il forte fu costruito tra il 1880 e il 1884 al quarto km della via Prenestina, si estende su una superficie di 13,4 ha. Il piano regolatore del 1962 (sindaco Glaudo della Porta) destina l'area a verde pubblico. Nel 1976 il sindaco Argan chiese al ministero delle finanze l'uso dei forti per esigenze sociali. Nel 1977 il comune di Roma ha preso possesso del forte senza mai utilizzarlo e lasciandolo in abbandono. Dal 1987 il demanio dello Stato ha chiesto il pagamento dell'occupazione del forte, ne è nato un contenzioso giuridico ancora non risolto. Il PRG del 2003 (sindaco Veltroni) ha confermato la destinazione dell'area a verde e servizi pubblici di livello locale. Dal 1° maggio 1986 il forte è occupato dal Centro Sociale Autogestito (CSOA) Forte Prenestino che lo ha di fatto reso l'unico dei forti di Roma che sia stato riutilizzato con un'altra funzione rispetto a quella originaria. E' uno dei centri sociali più antichi di Roma avendo superato i venti anni di vita. Tra le attività che vi si svolgono, tutte autofinanziate, dal 2005 vi è quella di Crack festival internazionale di fumetti, incontri nazionali di musica Raggae 2005 e jazz dal 2010, mercatini a vendita diretta di prodotti agricoli e la festa del non lavoro in occasione del 1° maggio. Dal 23 maggio dispone di una nuova sala cinema, le attività di proiezioni cinematografiche risalgono ai primi anni di occupazione del forte. Il teatro occupa un posto importante nella programmazione del forte e la sua attività è iniziata con uno spettacolo teatrale.

     Nel libro di Gaia Remiddi e altri dal titolo "Il moderno attraverso Roma" a pag. 140 si legge: "...i forti erano organismi difensivi poligonali costruiti su alture... edifici bassi, quasi un semplice corrugamento del terreno, hanno il fronte principale costituito da un muro a leggero saliente lungo 200 metri, i fianchi assai più brevi e circondati da un fosso asciutto con muro di controscarpa... l'aspetto più interessante di questi è la compenetrazione con l'ambiente naturale dell'agro romano...".

     Il forte era una delle quindici fortificazioni erette per difendere la giovane capitale dello stato italiano tra il 1878 e il 1884[1] oltre a tre batterie (Nomentana, Porta Furba e Appia Pignatelli). I forti si trovano ad una distanza di 3-4 Km dalle mura Aureliane, tra i due e i quattro km tra loro, erano tutti a pianta esagonale e nominati con i nomi delle strade di accesso alla città che difendevano. Tutte le strutture furono poco o nulla utilizzate a causa della vicinanza alla città e alla evoluzione dei sistemi balistici a maggiore gittata che li avrebbero scavalcati, quindi con Regio Decreto del 1919 vennero radiati dal novero delle fortificazioni e utilizzati come caserme o depositi militari. Lentamente la città li ha inglobati. Segue l'elenco dei forti di Roma:

Aurelio, al terzo km della via Aurelia Antica angolo via di Bravetta.

Boccea, al primo km della via di Boccea. E' stato carcere militare fino al 2005.

Braschi, in via della Pineta Sacchetti.

Monte Mario, al terzo km della via Trionfale.

Trionfale, in via Trionfale

Antenne, sul monte Antenne, presso villa Ada, sull'Aniene, presso la Salaria.

Pietralata, in via di Pietralata, presso l'Aniene, il più esteso, 25,4 ha.

Tiburtino, al quarto km della via Tiburtina.

Prenestino, al quarto km della Prenestina, di ha 13,4, costruito nel 1880-84.

Casilino, al quarto km della via Casilina.

Appio, al quarto km della via Appia Antica.

Ardeatino o Acquasanta, al quarto km dell'Appia Antica.

Ostiense al quarto km della via Ostiense, presso l'attuale via Colombo, luogo di uno dei primi episodi della Resistenza italiana dopo l'8 settembre.

Portuense al secondo km della via Portuense.

Bravetta in via di Bravetta tra Aurelia e Portuense.

 

Nel lato nord del parco si trova il BORGO RAGAZZI-DON BOSCO.

 

 

VILLA GORDIANI

      Ci troviamo nel V Municipio del Comune di Roma, già VI, nel quartiere XXII Collatino (mentre la parte Sud della villa rientra nel quartiere VII Prenestino Labicano). Per noi romani questo è semplicemente il quartiere di villa Gordiani. Si tratta di un’area archeologica al II miglio della via Prenestina[2], corrispondente al terzo chilometro attuale della strada (partendo da porta Maggiore, civico 351). L’area è oggi vincolata a verde pubblico (dalla fine degli anni Sessanta), disposta sui due lati della via Prenestina, subito dopo largo Irpinia, con resti imponenti di una delle più grandi ville del Suburbio attribuita alla omonima famiglia imperiale del III secolo, infatti è anche detta Villa dei tre imperatori Gordiani. Le strade all’interno del parco sono intitolate a giornalisti italiani contemporanei: Mario Pastore, Giuseppe Marrazzo, Gianni Brera, Vittorio Ragusa, Paolo Valenti e Graziella De Paolo nella parte Sud della villa.

 

     I Gordiani erano una nobile famiglia discendente da Traiano che dettero luogo tra il 238 e il 244 d.C. ad una breve e sfortunata dinastia di cui fecero parte tre imperatori. Gordiano I governò nel 238 per poche settimane assieme al figlio Gordiano II morto in battaglia combattendo contro il governatore della Numidia Copelliano.  Poco dopo il padre si suicidò a Cartagine. Lo stesso anno fu nominato imperatore il nipote Gordiano III, giovanissimo che fu ucciso nel 244 per tradimento del prefetto del pretorio Filippo.

 

     Nel medioevo i resti della villa furono fortificati, tra il XII e il XVII secolo tali opere furono trasformate in casali di varie famiglie nobili romane proprietarie dei terreni. Alla fine del 1800 l’area apparteneva ai principi Del Drago e Lancellotti. Tutta l’area fu meta dei pittori della campagna romana (ai primi del Novecento) che ci hanno lasciato splendide immagine di questa zona.

 

     Sulla sinistra della via si vedono i resti più importanti che vennero scavati tra il 1954 e il 1960. Si entra al primo cancello, una pista ciclabile collega con l’altro lato del parco (campo di bocce), abbiamo di fronte a noi una casa rossa, è un centro anziani, dietro di esso un campo di calcio con scuola calcio.

 

     Il primo edificio che incontriamo e il più caratteristico è sicuramento la SALA OTTAGONA conservata solo per metà del suo volume (è quella che finisce a punta con un pilastro cilindrico al proprio interno). Si tratta di un edificio a pianta ottagona trasformato nel medioevo in torre di guardia a cui venne attribuito il nome di TOR DE SCHIAVI perchè i proprietari della tenuta agricola che si sviluppava intorno ad esso era la famiglia romana dei Dello Schiavo (in documenti del 1571 è indicato con questo nome). Gli interventi medioevali sono riconoscibili nel pilastro circolare eretto al centro della sala probabilmente per sostenere la volta e per appoggiarvi le scale che salivano ai vari piani della torre. Altri interventi medioevali sono visibili in alcuni ambienti addossati alla sala ottagona. Qui si accamparono le truppe dei Colonna nel 1347 che puntavano su Roma per combattere contro Cola di Rienzo. La costruzione romana è in opera laterizia ha una serie di nicchie rettangolari e semicircolari alternate, sormontate da grandi archi di scarico inseriti nella muratura. Al di sopra si trova un tamburo circolare caratterizzato in origine  da otto occhialoni rotondi che consentivano l’illuminazione dell’ambiente, il tutto era coperto da una cupola alleggerita da grandi olle vuote inserite nella muratura come nel mausoleo di Elena o Torpignattara. L’edificio risale al 284-310 (età della tetrarchia). Gli studiosi non sono concordi nell’attribuzione della funzione che aveva questa sala: un sepolcro, un edificio termale o un ninfeo. La interpretazione più convincente è che si tratti di ingresso monumentale.

 

     A lato di questa si vede nettamente la CISTERNA SETTENTRIONALE (è il rozzo quadrilatero con dei costoloni di rinforzo), una costruzione a due piani, in opera mista, contraddistinta da grandi contrafforti, fu realizzata nel II sec. d.C. Ad essa in un secondo momento fu addossata una seconda cisterna più piccola.

     Dietro la cisterna, nel punto più lontano del parco dalla Prenestina, vi sono i resti di una VILLA REPUBBLICANA, i resti sono stati reinterrati. Emerge qualche rudere.

 

     Ancora oltre ecco la SALA ABSIDATA, era posta al centro di un complesso di ambienti più o meno della stessa età, con funzione termale a giudicare dall’incisione di Piranesi. L’edificio fu realizzato tra la fine del II secolo d.C.  e gli inizi del III. Si conserva oggi la parte terminale di una sala absidata che doveva avere le pareti intonacate di rosso ed essere sormontata da una volta costolata a forma di conchiglia, di cui rimane la parte inferiore ancora parzialmente intonacata di bianco. Sul lato interno del muro sono presenti tre nicchie, di cui quella centrale a fondo rettilineo mentre le altre a fondo curvo. Il pavimento originario era costituito da pregiati mosaici in gran parte restaurati e nuovamente interrrati.

     Dietro la sala absidata si vede la scuola elementare e materna Giuseppe Gioacchino Belli con ingresso da via della Venezia Giulia.

 

     Segue un viale di circa 500 metri fiancheggiato da un’area giochi oltre la quale si trova un altro ingresso al parco.

     Il monumento più rilevante del parco è certamente il MAUSOLEO ROTONDO che fu modello per gli architetti del Rinascimento[3], è simile al mausoleo di Romolo sulla via Appia Antica con pianta circolare e tamburo a due piani (vedi disegno di ricostruzione ideale). Ha forma circolare (diametro m 13,20), cupola emisferica con finestre circolari. La parte inferiore, come sempre accessibile dalla parte opposta della strada, è un ambiente quasi sotterraneo con un grande pilastro centrale. All’interno presenta nicchie rettangolari e semicircolari alternate che dovevano ospitare i sarcofagi dei defunti. Il piano superiore era accessibile grazie ad una scala monumentale che si apriva sulla fronte dell’edificio. Tale fronte doveva avere un pronao tetrastilo (cioè con quattro colonne) non più conservato (simile al Pantheon, in piccolo). L’ambiente superiore era utilizzato, come sempre in questi casi, per le cerimonie funebri. Aveva una cupola sorretta da un tamburo ciclindrico con finestre rotonde per l’illuminazione. Secondo una ipotesi fatta dagli studiosi su labili resti di fregi, la volta era decorata al centro con un medaglione ornato dalla scena di Giove in trono con il fulmine l’aquila. Il resto della decorazione presenta riquadri con soggetti marini e figure stilizzate. Il muro esterno mostra ancora resti di cornici e fasce decorative realizzate in mattoni ed una doppia serie di mensole di marmo.

     La scoperta di bolli laterizi degli inizi del IV secolo collocano il monumento in epoca costantiniana, quindi non esisteva nella villa dei Gordiani. Non sappiamo a chi era dedicato.

 

     Presso il mausoleo resti di una BASILICA ANONIMA di tipo costantiniano (di m 67 x 33) emersa nel 1960. Gli scavi hanno permesso di ricostruire solo la pianta, la facciata era rivolta ad est e leggermente ruotata di 5 gradi rispetto all’asse principale. Le tre navate erano separate da pilastri che dovevano sorreggere archi. Le navate non terminavano con un’abside ma proseguvano attorno ad esso formando un deambulatorio. Edifici di tal genere rietrano tutti in età costantiniana. L’esempio più famoso è indubbiamente San Lorenzo fuori le Mura. Un’altra basilica che ha nelle vicinanze un mausoleo è la chiesa di Sant’Agnese sulla Nomentana con il mausoleo di Santa Costanza, oppure il mausoleo di Elena e la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro sulla via Casilina.

     Nei pressi della Basilica Anonima, in via Rovigno d’Istria, nel 1953-54, venne scoperta una catacomba, oggi non agibile, di cui si vede solo l’entrata. La scoperta avvenne per lavori stradali che la distrussero parzialmente.

 

     Sul lato destro di via Prenestina sono visibili resti di una grande cisterna a pianta quadrata con il lato di m 21.80, con contrafforti, costituita da due piani di sei ambienti ciascuno, risale al II secolo d.C. Intorno altri ruderi la cui funzione non è stata chiarita.

     All’angolo tra via Prenestina e via Olevano Romano si trova un COLOMBARIO costruito intorno all’anno zero. La camera sepolcrale, a pianta quadrata, è costruita in opera reticolata e presenta lungo ciasuna parete cinque ordini di loculi. Un’iscrizione metrica, non più sul luogo, dipinta sull’intonaco, era la dedica ad una certa Iunia Melania.

     In questa parte di villa è compresa una scuola elementare, la Giovanni XXIII con ingresso da viale Partenope e una area giochi ad angolo tra via Olevano Romano e via Sant’Angelo dei Lombardi.

     Da notare, su via Olevano Romani un edificio modernissimo, la clinica Fabia Mater, predomina il bianco e pareti specchiate.

 

 

LARGO PRENESTE

     E’ uno degli snodi cittadini più importanti, a sinistra si diparte via di Portonaccio che conduce sulla Tiburtina, a destra via dell’Acqua Bullicante che porta alla Casilina. Al centro un misero giardino che presenta resti di un SEPOLCRO A TEMPIETTO in laterizio del secondo secolo, ornato da modanature tra le quali, sul retro, un motivo ad archetto. Per Stefania Quilici Gigli e Carlo Villa è un colombario. Qui si è salvata anche una parte del basolato dell’antica strada romana.

 

 

LAGO SANDRO PERTINI

     Il lago si trova all’interno del perimetro di una fabbrica abbandonata, la ex-Snia. Una delle più grandi fabbriche romane, aperta nel 1923 con il nome di Cisa Viscosa, si estendeva su una superficie di 14 ettari, era dedicata alla produzione della seta artificiale, il Raion Viscosa. Durante la guerra fu riconvertita per la produzione di tessuti per le forze armate (tende, divise), lavorava a ritmi serrati con personale tutto femminile. Dismessa nel 1955 è in abbandono. Occupata da extracomunitari è stata sgomberata.

 

     Nel 1992, in occasione di lavori per preparare le fondamenta di un nuovo edificio è stata trovata una falda acquifera che ha prodotto un lago ben visibile da google maps, è stato battezzato lago Pertini, oppure lago Exsnia. Non una pozza stagnante ma un lago vivo connesso alla falda che ne rigenera le acque, ha una superficie di 10.000 mq, ben più grande di quello di villa Borghese. Sembra che i lavori di un parcheggio sotterraneo illegale abbiano fatto venire alla luce il lago e bloccare i lavori. Ora la vegetazione si scatena e nell’acqua appaiono i pesci. Si vede dal limitrofo PARCO DELLE ENERGIE che si sviluppa ad un’altezza  di 20 metri maggiore rispetto all’ex edificio industriale per complessivi 2,4 ettari. In quest’area si trova un capannone recuperato nell’estate 2011 con i principi della bioarchitettura, è opera dell’arch. U. Sasso, si tratta di una struttura energicamente autosufficiente; era un asilo per i figli delle operaie risalente agli anni Venti del Novecento, oggi è usato come Centro Polivalente. Una parte del parco è occupato da un centro sociale, un’altra, con ingresso da via Michelotti presenta una piscina e una palestra. Negli anni vari i tentativi di costruire nell’area. Per i mondiali di nuoto del 2009 si è cercato di realizzare impianti sportivi, con la giunta Polverini si volevano costruire case popolari nel quadro del cosiddetto “Piano Casa”.

 

 

CHIESA DI SAN LUCA EVANGELISTA

     Realizzata su progetto di Vincenzo Fausto e Lucio Passarelli nel 1958. E’ una delle prime chiese che, sul finire degli anni Cinquanta, presentano un modello di chiesa diverso da quello in voga negli anni del Ventennio. Per comprendere la differenza basta vedere la vicina chiesa di San Leone Magno. In questa, l’adozione del cemento armato a vista va oltre il significato tecnico, imponendosi come fatto formale, in stretta connessione con quello strutturale.

     La facciata è tripartita con un copo centrale pieno rivestito di mattoni e due elementi laterali strutturati con grandi vetrate a tutta altezza con intelaiatura di cemento armato. Il grande pannello in ceramica è di Angelo Biancini.

     Il basso portale d’ingresso introduce in un atrio da cui si accede sia alla cripta che alla chiesa tramite una rampa di scale. Cripta e chiesa hanno il piano leggermente in discesa verso i rispettivi altari.

     L’interno è a pianta rettangolare, reinterpreta la pianta basilicale a tre navate con i pilastri in cemento armato spostati verso le pareti esterne in modo da lasciare libera la visuale per l’assemblea dei fedeli. Interessante è la copertura dove la lastra di cemento armato si articola in pieghe di bell’effetto plastico. Il motivo delle finestre a tutta altezza proposto nella facciata si ripete ai lati dell’altare maggiore. All’altare di destra “Annunciazione” tritico in ceramica, sempre del Biancini.

     Da una foto d’epoca relativa agli anni della costruzione della chiesa, si vede che al centro dell’attuale via Roberto Malatesta vi era un casolare alto su un montarozzo, apparteneva alla tenuta Tavoletti.

     La chiesa era citata nella Guida Rossa del Tci del 1962. E’ stata visitata da Giovanni Paolo II il 4 novembre 1979.

     La parrocchia organizza il Palio dei Sestieri da 18 anni. I nomi sono tratti dal Vangelo di Luca: Cedro, Volpe, Spiga, Lucerna, Perla e Giglio. Il palio vede la partecipazione dei cavalieri di Velletri. Oltre a questo i sestieri entrano in campo per la marcia dei Magi, il carnevale con i carri allegorici e le olimpiadi dell’oratorio nel mese di maggio[4].

 

 

PORTA MAGGIORE

     E' l'unica porta di Roma a due fornici, serviva per permettere il passaggio della via Prenestina[5] e Labicana (poi Casilina[6]). In questo punto di Roma convergono ben 8 acquedotti degli 11 che portavano l'acqua alla città antica. Si trova in un'area ricca di reperti archeologici.

     Fu costruita sotto l'imperatore Claudio nel 52 per consentire all'acquedotto Claudio di scavalcare le due strade consolari. E' realizzata in opera quadrata di travertino con i blocchi in bugnato rustico secondo lo stile dell'epoca inserite in edicole con timpano e semicolonne corinzie. L'attico è diviso da marcapiani in tre fasce. Le due superiori corrispondono ai canali degli acquedotti Anio Novus (il più alto) e Aqua Claudia.

     Da Aureliano fu inserita nel percorso delle mura, la porta prese il nome anche di Praenestina o Labicana. Fu fortificata ai tempi di Onorio che fece costruire un bastione cilindrico tra le due porte e da torri quadrate ai lati, le due porte erano sormontate da finestrelle ad arco, oggi ricollocate nei giardinetti.

     Durante l'assedio dei Goti di Vitige le porte furono murate per limitare il numero di porte da difendere, così la porta Labicana risulta quasi sempre chiusa.

     Nel 1838 papa Gregorio XVI fece restaurare la porta demolendo la struttura onoriana, forse anche perchè asimmetrica, ripristinando l'assetto di Aureliano come dice una scritta all'estrema sinistra. Ma gli archi erano così grandi: sei metri di larghezza per 14 di altezza che l'eventuale difesa risultava problematica. Si provvide quindi a restringere le due aperture. Nel corso di questi lavori venne alla luce il SEPOLCRO DEL FORNAIO EURISACE, probabilmente un liberto arricchito, e di sua moglie Atistia, databile al 30 a.C.

     Nel 1915 il Comune effettuò altri lavori per la sistemazione del piazzale demolendo la struttura ottocentesca. Il 4 giugno 1944 da questa porta entrarono le truppe liberatrici anglo americane che avevano sfondato il fronte a Cassino (anche da porta San Giovanni e porta San Sebastiano).

     Nel 1956 altri lavori di restauro portarono alla luce il basolato romano delle due strade, su di essi è possibile vedere i solchi lasciati dal passaggio dei carri.

 

     Non ci sfugge che sul piazzale, il muro di contenimento del terrapieno della ferrovia presenta un ingresso, è la Basilica Neopitagorica o Basilica Sotterranea di Porta Maggiore. Risale al primo secolo. Si trova a sette metri di profondità, era ipogeo già all’epoca della sua costruzione. Venne scoperto nel 1917 per il cedimento del terreno sotto i binari della ferrovia. La scala è moderna. Fu costruita nella prima età imperiale in solido calcestruzza che venne gettato in pozzi e trincee scavati seguendo la futura pianta della basilica, consolidatasi la massa muraria che così si era formata costituendo l’involucro della costruzione, essa venne svuotata all’interno L’edificio è costituito da un vestibolo e da una grande aula basilicale. Il vestibolo ha pavimento a mosaico bianco con fasce nere, nella volta si trova un’apertura per dare luce all’ambiente. La volta è decorata con stucchi di vario colore, in essa una baccante su pantera e un erote con anfora. L’aula è di m 12x9, è absidata, divisa in tre navate con volta a botte e pavimento in mosaico bianco a fasce nere. Lungo le pareti vi sono vari stucchi raffiguranti donne ammantate, una figura con fiori in mano, una mensa, due paesaggi, “Ercole con i pomi delle Esperidi”. L’eccezionale ciclo figurativo a stucchi bianchi della prima metà del I secolo, simili a quelli della casa della Farnesina, è costituito da soggetti mitologici e scene di genere di cui non è ancora chiara l’interpretazione unitaria. Nella volta della navata di mezzo vi sono stucchi con “Dioscuro che rapisce Leucippide”, una figura alata che rapisce Ganimede, scene di genere, Calcante ed Ifigenia, Giasone e Medea, Paride ed Elena. Nell’abside vi è la scena della poetessa Saffo che si getta dalla rupe di Leucade in mare spinta da un erote (mito raramente raffigurato nel periodo classico). Nella basilica si conservano oggetti votivi.



[1] Forti di Roma la data della loro costruzione da: AA.VV. I rioni e i quartieri di Roma, ed. Newton, cit. Per it.wikipedia.org alla voce Forti di Roma la data della loro costruzione è collocata tra il 1877 e il 1891.

[2] Via Prenestina. Cosiddetta perchè collegava Roma a Preneste oggi Palestrina, rappresenta il prolungamento della via Gabina quando Gabi divenne municipio romano.

[3] Mausoleo Rotondo e architetti. Il Palladio si ispirò a questo tipo di mausoleo per progettare le ville venete.

[4] Il Palio dei Sestieri, la notizia da: www.romasette.it.

[5] Via Prenestina. Strada consolare romana così detta perchè conduceva e conduce a Palestrina, fu anche chiamata Gabi perchè inizialmente arrivava a Gabi (Osteria dell'Osa). Oggi è una strada provinciale.

[6] Via Casilina. Strada consolare che univa a Casilinum oggi Capua passando nella valle del Sacco. Inizialmente arrivava a Labicum (per questo detta via Labicana) oggi Montecompatri qui confluiva nella via Latina. Oggi è la SS6 giunge a Pastorano in prov. di Caserta dove si congiunge con l'Appia.